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Il Giardino Giapponese : Storia e Significati

Giardino GiapponeseLa differenza fondamentale con il giardino occidentale è la figura umana: mentre in occidente è l’uomo a sovrastare la natura, in Giappone il giardino dimostra che l’uomo è solo una parte dell’universo in cui vive, così l’uomo non interviene sulla natura ma fa si che gli elementi del giardino si integrino tra loro.

In Giappone il giardino è la ricreazione di un paesaggio naturale che permette all’uomo di operare secondo le leggi che regolano la natura stessa. I suoi principi estetici hanno colpito molti occidentali al momento del loro arrivo in Giappone, tra cui molti grandi artisti europei come Monet.

 

 


Il Giardino Giapponese - La Storia

La storia del giardino giapponese copre un periodo di 15 secoli. Le sue antiche origini derivano dall’importanza che il popolo giapponese ha sempre dato alla natura, che hanno portato tra l’altro alla nascita dello Shintoismo, la religione autoctona per la quale ogni manifestazione naturale aveva un’energia, o meglio, un kami.

Forse l’origine del giardino giapponese si ha nel periodo Kofun, durante il quale i tumuli funerari erano circondati da un fossato e ricoperti da vegetazione. Ma molto probabilmente è con l’arrivo del Buddhismo che inizia la tradizione del giardino come lo intendiamo oggi. Con ogni probabilità il primo giardino fu quello costruito nel 626 da Soga no Umako nella sua abitazione.

Con lo spostamento della capitale a Kyōto i giardini hanno conosciuto un’ampia diffusione e sono diventati non solo un luogo da ammirare ma anche uno spazio dove vivere intensamente. È in questa epoca che hanno preso piede anche i giardini religiosi.

Non è sbagliato considerare il periodo Ashikaga come il momento di massima fioritura per i giardini: infatti i militari che governavano si erano completamente trasformati in aristocratici e gli shōgun erano tutti grandissimi amanti dell’arte e dello sfarzo. Il periodo Edo può essere invece considerato come quello della decadenza di quest'arte, soprattutto in seguito all'introduzione della cultura occidentale, che ha portato con sé anche  l'idea del giardino europeo.

 

Il Giardino Giapponese - La Composizione

Nel XII secolo è stato scritto il Sakuteki, un trattato sulla composizione dei giardini che fornisce le indicazione basilari per costruire un giardino: la composizione delle rocce non deve essere casuale, perché queste potrebbero trasformarsi in spiriti vendicativi; per impedire la veloce riproduzione dei pesci il laghetto non deve essere troppo profondo e deve avere la forma di una tartaruga o di un airone. In queste linee guida ci sono anche dei concetti taoisti, come la suddivisione del giardino in quattro parti dominate dagli animali corrispondenti ai quattro punti cardinali: il drago a est (che simboleggia il ruscello), la tigre a ovest (simbolo del sentiero), la fenice a nord (lo stagno) e la tartaruga a sud (la collina). Inoltre è importante che la cascata sia rivolta verso la luna, in modo da rifletterne la luce.

L’elemento più importante del giardino giapponese è la roccia. La natura montuosa del Paese ha sempre offerto agli ideatori dei giardini un’infinità di forme e colori; in Asia la roccia rappresenta la concentrazione dell’energia cosmica. Infatti le pietre sono ritenute capaci di rielaborare questa energia e di diffonderla su coloro che vivono nelle vicinanze. Questa idea proviene dalla Cina e si fonde con la religiosità dei kami, che scelgono come dimora rocce e alberi.

Le rocce sono fondamentali soprattutto nel cosiddetto giardino secco karesansui, formato quasi esclusivamente dall’elemento roccia e sviluppatosi in Giappone dal periodo Muromachi al periodo Edo. L’esempio più famoso di questo tipo di giardino è quello del tempio Ryōanji di Kyōto, basato sulla disposizione di roccia e ghiaia che suggeriscono tutti gli elementi di un paesaggio naturale. È un piccolo spazio di 24 metri per 9 di forma rettangolare e contiene quindici rocce distribuite in modo che ne appaiano sempre quattordici, da qualsiasi punto lo si osservi. 

Il karesansui è concepito come un luogo in cui si può cogliere l’essenza dello Zen: infatti la mancanza degli elementi decorativi serve per aiutare la meditazione.

Molto spesso nei giardini del Giappone è rappresentata l’isola di Horai, che si fonde con la tradizione del Monte Sumeru, la montagna posta al centro della cosmologia buddhista con la funzione di sorreggere il cielo e separarlo dalla Terra. Questo monte è circondato da otto catene montuose separate da nove oceani, nell’ultimo dei quali si trovano le isole abitate dall’uomo. È per questo che i giardini giapponesi sono organizzati intorno a una roccia immersa nel lago.

L’acqua, pur essendo un elemento molto importante, viene usata in modi diversi: laghi, cascate, ruscelli, stagni. È importante considerare che l’acqua è quasi sempre in movimento, al contrario dei giardini cinesi, e sempre in modo naturale, senza cioè l’ausilio di fontane o altri elementi artificiali.

L’acqua, insieme alla vegetazione, è considerata portatore di energia vitale e dimora dei kami. Dal canto suo l’acqua è importante anche per la sua funzione purificatrice, la vegetazione segna il trascorrere delle stagioni e degli anni attraverso la sua mutazione di forme e colori, dando al giardino un valore temporale e spaziale.

Molte piante sono usate per creare contrasti e zone di ombra e riposo. Sicuramente una delle piante che occupano un ruolo di maggior rilevanza è il pino, a cui sono attribuiti molti valori (come la longevità) e virtù magiche; inoltre, poiché cresce spesso su terreni rocciosi, rappresenta il completamento della composizione in pietra.

Nel giardino giapponese ci sono anche elementi architettonici che si adattano all’ambiente in cui vengono inseriti. Questa integrazione è facilitata anche dall’utilizzo di materiali naturali per la costruzione degli edifici.

Nel periodo Momoyama nasce un nuovo tipo di giardino giapponese, quello legato alla cerimonia del tè. Questo era pensato non per essere ammirato da determinati punti, ma per essere attraversato dagli ospiti che si recavano alla casa da tè; attraversando questo giardino, l’ospite inizia a dimenticare i legami col mondo e si prepara per partecipare alla cerimonia.

I giardini giapponesi più importanti sono per la maggior parte nella zona di Kyōto, ma ce ne sono altri sparsi in tutto il Paese.

Oltre al già citato Ryōanji, a Kyōto sorge il Byodōin, la cui sala principale sorge su un isolotto al centro di un lago artificiale. Anche se di piccolissime dimensioni, è da citare il giardino del tempio Daitokuji.

Sempre a Kyōto si trovano due tra i giardini più popolari del Giappone: il Kinkakuji e il Ginkakuji, commissionati entrambi nel periodo Ashikaga. Il primo è stato voluto dallo shōgun Yoshimitsu e include un edificio a tre piani che si affaccia su un lago con otto isole a forma di tartaruga. Sul tetto dell’edificio, che è completamente ricoperto di oro, ci sono due fenici. Il Ginkakuji invece è stato commissionato dallo shōgun Yoshimasa e l’edificio principale è a due piani, con un lago di fronte e un paesaggio ricco di rocce. Al suo fianco si trova un giardino secco che contrasta col verde che lo circonda.

Non possiamo inoltre non tener conto della Villa di Katsura, la vecchia residenza imperiale, e il Castello di Nijō.

A Tōkyō i giardini più importanti sono l’Hamarikyū e i giardini orientali del Palazzo Imperiale, di cui abbiamo parlato nella sezione riguardo alla guida di Tōkyō.

Daniele
 
 
 

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