Il
Kinkakuji, o “padiglione d’oro”, è stato eretto a Kyōto nel 1398 dallo shōgun Ashikaga Yoshimitsu. La caratteristica che rende
questo edificio tra i più famosi del Giappone è il suo aspetto dorato, che è
ricavato non dal semplice colore, bensì da una rivestitura di vero oro.
Questa è una delle architetture antiche che meglio riassumono la fusione di elementi tipici dello Zen (le intelaiature delle finestre a forma di cuspide, le mensole molto ravvicinate all’interno e all’esterno dell’edificio…) con quelli della tradizione giapponese.
Il Kinkakuji faceva parte del tempio Rokuonji, che sorgeva nella villa dello shōgun a Kitayama. Sfortunatamente, dopo la morte di Yoshimitsu, tutti gli edifici vennero spostati in un altro luogo, ad eccezione del “padiglione d’oro”. Questa costruzione dorata a tre piani fu distrutta da un incendio doloso nel 1950, perciò quella che si vede oggi non è altro che una fedelissima ricostruzione.
I primi due piani rimandano alla tradizionale architettura antica giapponese, sono di dimensioni uguali ed erano destinati a fungere da ambienti residenziali; all’esterno sono separati da un’ampia veranda dotata di balaustre, che servono per dare l’impressione di un’altezza maggiore del reale. Il piano più alto è di dimensioni minori rispetto agli altri due e differisce da questi sia per stile che per funzione. Il suo scopo era prettamente religioso, e per questo era stato progettato nel più formale stile zen, con le finestre incorniciate da un raffinato profilo ricurvo. Sul tetto c’è una fenice dorata, che si ricollega con il simbolismo zen.
La struttura sorge su un lago artificiale chiamato anmintaku, “stagno della tranquillità”, popolato da anatre e carpe e nel quale si rispecchia tutta la magnificenza del Kinkakuji, dando l’idea che questo sia sospeso tra il cielo e la terra. Questo laghetto è stato realizzato seguendo i canoni zen: infatti le rocce simboleggiano delle tartarughe, uno dei simboli dell’iconografia zen, oltre che l’arcipelago giapponese.
Il Kinkakuji è senz’altro uno dei monumenti giapponesi da visitare assolutamente, non solo per ammirare questo splendido edificio, ma anche per poter godere del giardino e degli altri edifici che lo circondano. Verso la fine del percorso c’è una piccola costruzione in cui i visitatori possono riposare e gustare del maccha, il famoso te verde giapponese.
Daniele


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